di Massimiliano Del Barba
Le nostre Pmi del settore (oltre 2.600) si difendono dall’assalto della Cina e delle multinazionali. L’esempio del modello pugliese, dove si è affermata una «elevator valley» specializzata nel «su misura» e nell’alto di gamma, e che fa affari globali. I casi virtuosi di Cma Lifts e Tekno Sms La sfida del passaggio generazionale e degli impianti da modernizzare
Una radicata specializzazione produttiva e al contempo anche un grande mercato. Che incomincia a fare gola ai giganti del settore, occidentali e asiatici. Se infatti l’industria mondiale dell’ascensoristica è in forte espansione, con un valore stimato superiore ai 136 miliardi di dollari e un tasso di crescita del 5-6% previsto fino al 2031, accanto ai big player globali come Otis, Schindler, Kone e Tk Elevator, da almeno sessant’anni si è sviluppato un know how tutto italiano che ha saputo ritagliarsi il proprio spazio nelle nicchie di prodotto fuori standard e nella manutenzione dell’esistente. E che ora è entrato nel mirino dell’M&A.
Un comparto, questo, che lo scorso anno ha superato i 2,5 miliardi di fatturato per 2.600 imprese, fra costruttori, impiantisti e fornitori di componentistica, e un totale di 16 mila occupati. D’altronde l’Italia è il




