
I ritardi cronici possono essere uno dei tanti sintomi dell’ADHD, una condizione che riguarda anche la percezione del tempo. Ma alcune strategie possono aiutare
Eu.Spa.
27 luglio – 10:06 – MILANO
Un tempo la colpa era tutta della sveglia, che non era suonata in tempo. Ma da alcuni anni, la madre di tutte le scuse sui ritardi cronici, sembra aver lasciato spazio a una causa più credibile: la cecità temporale. Una condizione poco nota, che riguarda chi non riesce a percepire quanto tempo sia già trascorso o quanto ne serva per portare a termine un compito: bastano pochi minuti vissuti come secondi o venti minuti che sembrano un’eternità, per ritrovarsi sistematicamente indietro rispetto agli appuntamenti. C’è chi la considera una scusa comoda per la scarsa organizzazione, ma la comunità scientifica, da qualche tempo, la indaga da come una delle possibili manifestazioni dell’ADHD.
Già nel 1997 lo psicologo Russell Barkley, parlava di “miopia temporale“, collegandola, per primo, al disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e, in alcuni casi, all’autismo. Il ritardo cronico sarebbe figlio di una duplice difficoltà: stimare quanto tempo richieda un’attività e percepire quanto




