
di Alessandro Sala
Animal Law Italia scrive ai principali marchi della grande distribuzione per ricordare che il «maltrattamento di animali» è un reato che chiama in causa anche la responsabilità delle figure di vertice
Tenere aragoste, astici o granchi vivi su un letto di ghiaccio nel bancone di un supermercato è una grave forma di maltrattamento. Così come cucinarli gettandoli ancora in vita nell’acqua bollente. Un principio che i gruppi animalisti cercano da tempo di far valere. Ma non c’è solo l’aspetto etico: il maltrattamento di animali è un reato a tutti gli effetti. E dallo scorso anno, con l’entrata in vigore della legge 82/2005, «è entrato nel catalogo dei reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs 231/2001». Uscendo dal gergo tecnico-giuridico, significa che dipendenti, dirigenti ma anche amministratori di vertice di aziende e società sono responsabili quando questi reati vengono commessi dai loro sottoposti.
È questo il senso dell’avvertimento che Animal Law Italia, associazione che guida la coalizione «Dalla parte dei crostacei», ha ufficialmente recapitato ai principali marchi della grande distribuzione. I «reati presupposto» sono quelli per i quali sono applicabili le norme del D. Lgs 231. In un primo tempo si limitavano a quelli




