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Amarone, la ricetta delle Famiglie Storiche per superare la crisi: «Torni a essere il vino del quotidiano»

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di Antonino Padovese

Verona, la tradizionale degustazione dei 13 grandi produttori fa emergere due indirizzi. Il presidente Tommasi: «Va sostenuto e raccontato meglio»; Tedeschi (Bottega Vini): «Basta scorciatoie dolci»

L’Amarone è in salute ma rimane sotto osservazione. Non tanto nel calice, dove qualità e coerenza non mancano, ma sul mercato: il grande rosso della Valpolicella deve ritrovare il suo spazio e un nuovo linguaggio. A dirlo è stata la tradizionale degustazione al Vinitaly delle Famiglie Storiche, l’associazione nata nel 2009 che riunisce 13 aziende simbolo del territorio. Stiamo parlando di un pezzo rilevante della denominazione, perché insieme le 13 aziende rappresentano il 23 per cento del valore dell’Amarone e il 17 per cento delle bottiglie. Con un fatturato di 92 milioni di euro prodotto da 2,3 milioni di bottiglie. È un sistema che guarda soprattutto all’estero, dove finisce il 68% della produzione, con mercati come Stati Uniti, Canada, Germania e Nord Europa che restano decisivi.

La degustazione

La degustazione, dove si sono alternati tre gruppi di produttori, è stata costruita sul confronto tra annate diverse: 2021, 2016 e 2012. Il momento ha restituito una fotografia chiara: l’Amarone tiene nel tempo («è per sempre», è stato detto), evolve ma

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