
Gli autori dell’attacco ai cantieri in Valsusa rivendicano i blitz Alle loro spalle ci sono i tentacoli del centro sociale di Torino
Gli antagonisti hanno un solo pregio, se così si può definire: quello della chiarezza. A differenza dei loro quasi amici della sinistra istituzionale, gli attivisti non si nascondono dietro la pelosa condanna della violenza. Anzi, rilanciano e promettono altre battaglie e, dunque, altri scontri.
«Questa lotta è ancora giovane e vogliamo opporci a questa opera che ci toglie spazi risorse», hanno dichiarato alcuni attivisti ieri durante il surreale punto stampa indetto a Venaus, uno dei paesi in cui i No Tav sono più radicati. «Si è parlato di violenza, ma la violenza è quella che noi da trent’anni subiamo con la militarizzazione che anche oggi viene riproposta con i blocchi di questa mattina per uscire da Venaus». Agli antagonisti non è piaciuta la presenza dello Stato nei loro luoghi simbolo. E hanno persino colto l’occasione per fare le vittime. «Questa è l’ennesima prova di forza per intimidire ulteriormente, per colpire e criminalizzare i giovani che subiscono repressione nei movimenti sociali ma che, nonostante ciò, alzano la testa», hanno detto. «Siamo nati in questa valle e sappiamo cosa




