
di Marta Serafini
Nella Bekaa e a sopra Tripoli, i foreign fighters rimasti senza guerra possono trovare nel Libano non solo un fronte, ma anche economie illegali da sfruttare
DALLA NOSTRA INVIATA
VALLE DELLA BEKAA «Se qualcuno entra, sicuramente lo fa tramite i passaggi clandestini che si trovano nella parte nord della frontiera più difficile da controllare per la sua natura geografica e adiacente al governatorato di Homs e alle aree costiere sunnite». Aleggia un’aria strana sulla Bekaa mentre a Washington stanno per iniziare i negoziati tra Libano e Israele. Il valico con la Siria di Al Masnaa ha riaperto solo da qualche giorno, nonostante Israele abbia minacciato di nuovo di bombardarlo. A passare, solo cibo e medicinali. «Il governo libanese ha insistito e ha ottenuto garanzie scritte con l’aiuto degli americani e dei servizi segreti egiziani», spiega un funzionario della sicurezza di frontiera libanese non autorizzato a parlare ufficialmente. Ora però a preoccupare il governo di Beirut c’è altro. Dai varchi non ufficiali potrebbero entrare ceceni, uzbeki e uiguri, i foreign fighters dell’Isis, ingaggiati per dare problemi ulteriori a Hezbollah, impegnata con l’esercito israeliano o compiere attentati che destabilizzerebbero ulteriormente i già fragili equilibri libanesi, spiegano altre




