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Ai, serve un «controllore» globale per gestire i rischi? Milano e l’idea di un’agenzia sotto l’egida delle Nazioni Unite

di Danilo Taino

AmCham Italy lancia il progetto per ospitare nel capoluogo lombardo una struttura internazionale dedicata alle nuove incognite tecnologiche che coinvolga governi e imprese

Per decenni, l’Orologio dell’Apocalisse — il Doomsday Clock — ha mosso le lancette sulla base del rischio della deflagrazione nucleare. Ora, quel pericolo resta ma è passato in secondo piano: superato dalla corsa stupefacente dell’intelligenza artificiale. Siamo a una nuova proliferazione che fa temere catastrofi: a differenza che per le armi nucleari, non esiste un trattato per limitarla e per ora governi, industria, scienziati, media, società civile non hanno strumenti per affrontarla. Si inizia però a discuterne.
Nelle settimane scorse, la American Chamber of Commerce Italy, il suo presidente Stefano Lucchini e il suo consigliere delegato Simone Crolla hanno lanciato un manifesto per raccogliere consensi su una candidatura di Milano a ospitare una struttura delle Nazioni Unite dedicata alla governance dell’Ai. Di governance, in effetti, c’è urgente bisogno. Serve anche alle imprese protagoniste del settore se non vorranno essere ostracizzate dalla gente e dalla politica. 

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Nei giorni scorsi, un ricercatore di Anthropic, che prima ha lavorato per OpenAI, Jacob Coxon, si è dimesso dalla società:

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