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AI, non spetta a Big Tech decidere le regole. La politica ora faccia un passo avanti

di Riccardo Luna

Tra qualche giorno si apre una nuova Assemblea Generale. È il momento perfetto per passare dalle parole ai fatti

Con il fiuto che hanno soltanto i grandi predatori, la Silicon Valley ha capito che il vento è cambiato e che – con la crisi del trumpismo – è iniziata anche una nuova stagione per quel complesso di aziende che per comodità chiamiamo Big Tech. Sta insomma finendo una lunghissima fase storica in cui la rivoluzione digitale è stata alimentata, oltre che da ingenti capitali privati, da una sostanziale assenza di regole. L’inizio di solito viene fatto risalire al 1996 quando gli Stati Uniti approvarono una norma che sostanzialmente levava ogni responsabilità alle piattaforme web per gli eventuali danni causati dal loro funzionamento. Forse in nessun settore economico è stata consentita agli imprenditori una così illimitata libertà di impresa. Se quello fu l’inizio, l’apogeo è stato il secondo giuramento di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti: era il 20 gennaio 2025 e in prima fila erano schierati quasi tutti i fondatori e gli amministratori delegati delle aziende di Silicon Valley.

Era la prima volta nella storia degli Stati Uniti che accadeva e non era

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