di Francesco Bertolino
L’intelligenza artificiale cinese a basso costo o i sofisticati modelli americani? Per le aziende è l’ora di scegliere, non solo con criteri economici. E l’Europa? Rischia di diventare una colonia digitale
Sul finire degli anni ‘60, all’apice della corsa allo spazio, l’agenzia americana Nasa spese svariati milioni di dollari per sviluppare una penna che permettesse agli astronauti di versare inchiostro anche in assenza di gravità. I cosmonauti russi risolsero il problema portando in orbita economiche matite. L’aneddoto è probabilmente spurio, ma è tornato in voga in questo periodo di corsa all’intelligenza artificiale. I concorrenti sono Stati Uniti e Cina che hanno scelto due tattiche di gara totalmente diverse.
I miliardi americani
Gli Usa puntano a spostare l’inerzia a loro favore attraverso il peso finanziario. Dal 2023, calcola uno studio di Boston Consulting Group, le startup americane al lavoro sull’Ai hanno raccolto fondi per 380 miliardi di dollari, nove volte di più delle rivali cinesi. Le big tech a stelle e strisce hanno investito oltre 400 miliardi nel 2025 su data center e infrastrutture tecnologiche, sette volte di più delle controparti cinesi. E quest’anno la spesa dovrebbe raddoppiare, sorpassando gli 800 miliardi. I maggiori fornitori di




