Tecnologia e Ai oppure energia, risorse di base e utility? Sembra un duello impossibile. Da un lato, i giganti dell’innovazione che investono centinaia di miliardi di dollari ogni anno nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Basti pensare che i 700 miliardi messi sul piatto solo nel 2026 dai grandi gruppi tecnologici potrebbero eccedere l’intera spesa in conto capitale effettuata prima dell’era dell’Ai, calcola Goldman Sachs. Dall’altro, le aziende che posseggono asset fisici strategici — per esempio reti elettriche, oleodotti, infrastrutture di trasporto e macchinari critici — sono destinate a mantenere rilevanza economica a lungo: sono quelle che, con un acronimo inventato da Joshua Brown, ad di Ritholtz wm, vengono definiti Halo (heavy asset, low obsolescence, cioè asset «pesanti» di lunga durata) e operano in mercati protetti da barriere all’entrata, legate a costi, regolamentazione, tempi di costruzione o complessità ingegneristica.
25 maggio – 07:03
© RIPRODUZIONE RISERVATA




