
di Viviana Mazza, corrispondente da New York
Battaglia a colpi d’immagine nella politica Usa: avanti i forti e virili tra i democratici mentre tra i repubblicani spazio agli ex Navy Seal e ai candidati di «bell’aspetto»
«Macho Man» è da oltre un decennio una delle canzoni ricorrenti ai comizi di Trump e insieme alla sua faccia insanguinata dopo l’attentato di Butler e il pugno alzato mentre gridava: «Fight! Fight! Fight!» è una delle icone della iper-virilità del mondo Maga. Non sorprende quindi che in queste elezioni di midterm un sudato Beau Bayh, candidato a segretario di Stato in Indiana, faccia sollevamento pesi in uno spot per conquistare gli elettori. Ma la novità è che a rivaleggiare con la mascolinità Maga è apparsa una nuova generazione di politici palestrati del partito democratico, primo tra tutti Abdul El Sayed, candidato al Senato in Michigan, che ha definito il suo rivale un «beta» (lui sarebbe un «alfa»). Forse per scrollarsi di dosso la reputazione di essere woke e deboli, i democratici non sembrano più considerare tossica la mascolinità tradizionale, pur precisando come fa El Seyed che puoi essere «forte e virile» ma anche «dare potere agli altri e puntare all’autodisciplina




