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Acqua ripulita e nuovo habitat sottomarino: così le ostriche possono far rinascere i fondali. Ma ne servono milioni

di Serena Palumbo, da Londra

Il progetto di ripristino degli oceani che vede Purina al fianco di Oyster Heaven: «Sfruttamento eccessivo e inquinamento hanno ridotto le barriere nel Mare del Nord e nel Mediterraneo. Ma possiamo ricostruirle. Ecco come»

LONDRA – Una singola ostrica può filtrare fino a 200 litri d’acqua al giorno. Capacità che, da sola, racconta il ruolo che questi molluschi hanno avuto – e potrebbero tornare ad avere – negli equilibri degli ecosistemi marini. Con il loro costante lavoro di ripulitura delle acque, danno un enorme contributo allo sviluppo della biodiversità marina. La loro presenza nei mari europei si è però  ridotta fortemente nel corso degli ultimi decenni e le conseguenze sono purtroppo ben visibili: fondali spogli e scarsa presenza di vita marina. Ma c’è chi sta provando ad interrompere questo declino. 

«Duecento anni fa il Mare del Nord e gran parte del Mar Mediterraneo erano ricoperti da immense barriere di ostriche, che occupavano circa il 30% dei fondali –  ha spiegato al Corriere George Birch, fondatore di Oyster Heaven, organizzazione di conservazione che punta al ripristino degli habitat sottomarini -. Proprio come le barriere coralline, queste strutture tridimensionali costituivano habitat naturali per moltissime

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