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A Novara gli abiti a fine vita tornano fibre: fino al 96 per cento di rifiuti tessili recuperati

di Alessandra Nardini

Fino a 19mila tonnellate di tessuti, dalla raccolta alla trasformazione, il nuovo impianto Igers, completamente automatizzato, reimmette i rifiuti nel ciclo produttivo

«Non trattiamo più rifiuti, ma nuove materie prime». Così Giovanni Rosti, ceo di Haiki+, ha dato il via al nuovo impianto per il riciclo del tessile totalmente automatizzato di Igers, a San Pietro Mosezzo, in provincia di Novara. Uno stabilimento che trasforma abiti a fine vita in fibre e materiali per nuovi cicli produttivi. La capacità autorizzata è di 19mila tonnellate all’anno. Non è il primo centro di riciclo tessile, ma è il primo sistema integrato in Italia a essere completamente automatizzato. Le macchine sono 56, interconnesse, coordinate da software proprietari. Gli abiti vengono sanificati a ozono, analizzati e selezionati automaticamente. Poi il tessuto viene pulito e sfilacciato, con la rimozione di etichette, cerniere, bottoni ed elastici, fino alla produzione di balle di fibre pronte per nuovi processi industriali. L’impianto dichiara un tasso di recupero superiore al 96 per cento dei rifiuti tessili trattati, trasformati in fibre e materiali destinati a nuovi impieghi industriali.

La tracciabilità

C’è poi il tema della tracciabilità: i dati delle operazioni vengono registrati su blockchain, che documenta le

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