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Il pensiero unico che fa rotolare il pallone: perché la Spagna comanda il calcio a tutti i livelli

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Campioni di tutto, dominatori in Europa e nel mondo grazie a un sistema culturale e federale unico, fondato su possesso, tecnica e coraggio del gioco. Da Guardiola a Luis Enrique, Fabregas, Arteta… viaggio all’interno della cultura sportiva dominante

Uno si guarda intorno. E conta: sono campioni del mondo, d’Europa, campioni olimpici, campioni di tutto, con la selezione maschile e quella femminile. Un passettino alla volta, un passaggio dopo l’altro la Spagna si prende il pallone, le partite, le Coppe. Per farla breve e sensazionale: la Spagna possiede il calcio. Chi ne vuole una quota per sé dovrà trattarlo con loro, con gli spagnoli, con i campioni più limpidi che l’ultimo sporco Mondiale potesse consegnare alla storia (e quella finale di assoluta supremazia, quando l’Argentina tira per la prima volta in porta verso mezzanotte del fuso orario nostro, in una partita cominciata alle nove della sera). Dovrà trattare con i discendenti di questo dolce regno, di questa tirannia sorridente e affascinante, legati fra sé da qualcosa che è cresciuta loro dentro, per cultura, per osmosi, per respiro: insomma, involontariamente e dunque senza scampo.

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