L’ex lottatore è rimasto ferito in un conflitto a fuoco nella Repubblica Democratica del Congo
Giornalista
4 novembre (modifica alle 20:03) – MILANO
Era una mattina come tante altre a New York City. Chiunque ricordi quel giorno, come prima cosa menziona il cielo blu, senza neppure una nuvola. Poi, alle 8.46, il volo 11 dell’American Airlines si schianta contro la Torre Nord del World Trade Center e quell’undici settembre, nine eleven, bastano due parole negli States per ricordarlo, cambia la storia del mondo. Il primo dei quattro aerei dirottati dai terroristi di Al Qaeda (un altro avrebbe abbattuto la Torre Sud, il terzo colpito il Pentagono, l’ultimo cadde in un campo della Pennsylvania grazie alle gesta eroiche di alcuni passeggeri) ha segnato una svolta nella vita di tutti noi. C’era un pre 9/11 ed esiste ancora oggi un post 9/11. Ma se per la maggior parte di noi è cambiato solamente il modo in cui vediamo il mondo, oltre a qualche controllo supplementare negli aeroporti, piccoli inconvenienti, c’è chi quel giorno ha visto la propria esistenza stravolta. Volontariamente. Per spirito patriottico, per amore della bandiera




