di Gino Pagliuca
Nei capoluoghi di Toscana e Veneto le case per le locazioni turistiche rappresentano oltre il 4% del patrimonio. Segue Milano, Roma sesta. E nei centri più grandi oltre la metà degli alloggi è costituita da monolocali
Affitti brevi: opportunità o condanna per le città e la ricerca di una casa? La risposta risiede, come spesso succede, nel mezzo: se da un lato contribuiscono a fenomeni come l’overtourism, dall’altro la loro incidenza rispetto al patrimonio abitativo in Italia appare limitata. In testa alla classifica c’è Firenze, con 8.947 abitazioni presenti su Airbnb che rappresentano il 4,3% del totale degli immobili accatastati come case nel Comune, seguita da Venezia, con 6.040, il 4% del totale. Se a Firenze l’offerta riguarda sì in prevalenza il centro storico, ma è diffusa in tutto il comune, a Venezia il business è concentrato nella parte storica. Nel capoluogo veneto, l’emergenza abitativa riguarda gli studenti di Ca’ Foscari che non trovano appartamenti, non le famiglie in cerca di casa, visto che la città storica perde residenti da decenni e da prima che si manifestasse l’overtourism: la popolazione attuale è un terzo rispetto a quella dell’immediato Dopoguerra.
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