
di Rinaldo Frignani
I timori per la possibile emulazione degli attacchi con molotov di Parigi
In chat il loro messaggio era chiaro: «Andate e spaccate tutto». Concetto ribadito anche sui canali social aperti. Il 17 e il 18 ottobre scorsi hanno scritto quello che poi alcuni degli stessi autori hanno messo in atto nel centro di Milano e che poi è stato ripetuto in altre città una settimana più tardi. C’è perfino chi lo ha rifatto venerdì. Incitamenti e autoincitamenti continui a commettere violenze durante le manifestazioni che potrebbero nascondere una gerarchia dietro l’ondata di disordini che da tre settimane, con intensità altalenante, coinvolge soprattutto Roma, Milano, Torino e Bologna e non accenna a finire. Almeno così sembra, a leggere gli ultimi post dei movimenti. Uno scenario monitorato non solo dalla polizia postale ma anche dall’intelligence, perché almeno sotto il profilo web è una novità rispetto alla tradizionale contrapposizione fra antagonisti e forze dell’ordine, sebbene a parte il fine settimana di saccheggi, gli scontri non sono stati diversi da quelli più recenti.
Le perquisizioni di ieri della Postale e della Digos hanno tuttavia portato alla scoperta di pistole replica identiche a quelle vere: non si esclude siano




