
di Michele Farina
Oltre cento vittime nell’attacco dell’esercito nella città di Nyala controllata dalle Forze di Supporto Rapido. L’Onu denuncia massacri da ambo le parti. Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita alimentano lo scontro
Cento cadaveri, cento e anche più, cento corpi maciullati tra le bancarelle della verdura, donne e bambini, sangue rosso vivo anzi morto a macchiare gli abiti dai colori sgargianti e inutilmente fotogenici che si facevano beffe della guerra e ora invece fanno una strana impressione sui carretti degli asinelli usati come ambulanze per portare grappoli di feriti all’ospedale di Medici Senza Frontiere.
Sono queste le vittime di un attacco di droni arrivati lunedì sera sopra un mercato cittadino all’ora di punta del tramonto: fossero piovuti su Tel Aviv o su Teheran, a Kiev oppure a Mosca avrebbero raggiunto anche le prime pagine e i palazzi governativi di mezzo mondo.
Nessun senso di colpa, tranquilli, è una cosa normale perché l’ennesima strage è avvenuta al mercato di Nyala, in Sudan, dentro un conflitto che dall’aprile del 2023 ha fatto almeno 200 mila vittime, stabilmente oscurato e in qualche modo legato al cono d’ombra e ai protagonisti di altre guerre più famose che




