
di Greta Privitera
Isaac Herzog. il presidente israeliano, riceverà i partiti uno per uno: ascolterà i nomi che fanno, e affiderà l’incarico a chi ha più probabilità di farcela
Ieri alle dieci di sera, quando le televisioni hanno mostrato i primi grafici, l’opposizione ha pensato che fosse finalmente arrivato il giorno dopo Netanyahu.
Gadi Eisenkot è salito sul palco presentato come «il prossimo primo ministro». Poi è cominciato lo spoglio vero, e la notte si è rovesciata. Stamattina, con poco più del sessanta per cento dei voti contati, il blocco di Benjamin Netanyahu è a 54 seggi, quello del cambiamento a 47, i partiti arabi a 19, mai così tanti. Nessuno ha i 61 che servono per governare, anche se il conto non è finito.
Mancano ancora molte schede di Tel Aviv, la città che di solito pende verso il centrosinistra, e le centinaia di migliaia di buste di soldati e diplomatici, che arrivano per ultime. Il risultato finale è atteso per venerdì, quello ufficiale il 4 novembre. In una Knesset così sottile, un seggio può spostare un governo.
Il Likud, che per mesi i sondaggi davano dietro, torna primo partito con 27 seggi, cinque




