
I conflitti alle porte dell’Europa, l’instabilità delle rotte commerciali e la corsa globale alle materie prime critiche hanno impresso una violenta accelerazione alla realtà dei mercati. In questo scenario frammentato, l’economia circolare si spoglia definitivamente della sua aura puramente etica o ambientalista per trasformarsi in uno scudo di sicurezza nazionale e industriale. Trattare le acque reflue, recuperare energia dai processi produttivi e rigenerare metalli e componenti non sono più nobili concessioni alla sostenibilità, ma le condizioni necessarie per blindare le catene del valore, ridurre la dipendenza dalle importazioni e garantire l’autonomia economica del Vecchio Continente.
È in questo scenario che si inserisce l’analisi dell’Osservatorio BrianzAcque, che attraverso un pool di esperti ha monitorato e incrociato i principali studi, indicatori e tendenze internazionali per capire come sta evolvendo la circolarità e quali innovazioni sono destinate a guidarla nel prossimo decennio. Secondo l’ultimo studio globale dell’istituto internazionale di ricerca DataM Intelligence, il mercato mondiale dell’economia circolare è destinato a passare dai 166,95 miliardi di dollari stimati nel 2025 a 491,35 miliardi nel 2035: +194% in appena dieci anni, con un tasso annuo composto di crescita (CAGR) stimato all’11,40%.
Le sfide più attuali legate all’economia circolare
«La crescita del mercato globale stimata fino




