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Generazione (ultra) destra: quei 640mila nuovi votanti alle elezioni in Israele con un solo motto: «Sicurezza»

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di Greta Privitera

Tra i più giovani alle urne vince soprattutto la «paura del nemico»

DALLA NOSTRA INVIATA
Tel Aviv – Liav si alza da terra di scatto, come se la domanda lo avesse offeso. Attraversa piazza Dizengoff sotto le jacarande e fa segno di seguirlo. Si ferma alla fontana dove da tre anni Tel Aviv accumula i suoi morti, fra un’infinità di cornici. Ne prende una bianca. Dentro, sorride un ragazzo in uniforme, ha la sua età o forse meno, è stato ucciso a Gaza. «Ecco perché voto Ben-Gvir».
Diciotto anni e la leva che lo aspetta, Liav oggi vota per la prima volta. «La politica non mi interessa, ma non voglio essere ucciso dai palestinesi». L’amico Yohanan pensava al centrista Gadi Eisenkot, finché il padre non gli ha detto che forse, poi, si alleerà con gli arabi. «Siamo fottuti».

Sono 640mila i nuovi elettori e fra i giovani ebrei tre su quattro si dicono di destra o di centrodestra, uno su sei voterà gli estremisti Ben-Gvir e Smotrich. A spostare il Paese, spiega la sociologa Tamar Hermann, non è tanto chi cambia idea quanto chi nasce, perché gli ultraortodossi alleati di Benjamin Netanyahu fanno quasi sette figli

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