
di Monica Ricci Sargentini
Il saluto scelto per festeggiare la sconfitta di Vucic è lo stesso utilizzato durante le guerre jugoslave. Ma per i giovani che hanno guidato la rivolta rappresenta la speranza di una nuova nazione
Tre dita alzate verso il cielo, pollice, indice e medio. È il gesto con cui gli studenti serbi hanno festeggiato la vittoria elettorale che domenica 25 ottobre ha messo fine a quattordici anni di dominio politico di Aleksandar Vucic. Nelle strade di Belgrado, tra bandiere, clacson e cori, migliaia di persone hanno salutato la vittoria della Lista degli studenti che secondo i risultati provvisori della Commissione elettorale ha ottenuto il 52,65 per cento dei voti contro il 39,22 per cento della coalizione dell’ex presidente. Un risultato che corona quasi due anni di proteste cominciate dopo il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, il primo novembre 2024, costato la vita a 16 persone.
Ma quel saluto, diventato uno dei simboli della campagna elettorale, porta con sé una storia controversa. Le stesse tre dita sono state utilizzate dai nazionalisti serbi durante le guerre che hanno accompagnato la dissoluzione della Jugoslavia negli anni Novanta. E se oggi per molti giovani




