
di Francesca Scorcucchi
In «VisionQuest», otto episodi su Disney+, l’attore torna nei panni del robot che è una via di mezzo fra Pinocchio e Frankenstein
«Dobbiamo celebrare la nostra umana inefficienza perché ci rende unici». Per Paul Bettany è meglio l’uomo con i suoi limiti che la macchina. Veloce e mai originale.
In «VisionQuest», otto episodi su Disney+, Bettany, che ha partecipato alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma, torna nei panni del robot Vision. Interpreta l’androide da Avengers: Age of Ultron, era il 2015.
«VisionQuest» racconta di un umanoide che vive sotto falsa identità, in compagnia delle intelligenze artificiali che gli danno vita e pensieri. Fra esse c’è Ultron, interpretato da James Spader. Qualcosa, però, lo costringe alla fuga con un ragazzo che potrebbe essere suo figlio (l’attore italo-scozzese Ruaryd Mollica).
«È uno strano enigma che mi sono posto — dice Bettany —. Il robot Vision scopre di avere un figlio umano. Una situazione impossibile che mi ha fatto pensare ai miei stessi figli. Uno di loro non è il mio in senso biologico (il primo Kai, 27 anni, è nato da una precedente relazione della moglie Jennifer Connelly. I due hanno poi avuto Stellan,




