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Bibione, Caorle e gli altri: undici Comuni di confine e la trattativa per passare dal Veneto al Friuli

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di Martina Zambon e Mauro Zanutto

Nuovi incontri nell’anniversario del referendum per l’autonomia del Veneto, che ancora non si vede

A volte le agende della politica si combinano male. Coincidenze beffarde, niente più, ma non per questo meno amare. Nel giorno in cui i vertici della Lega hanno ricordato come «pietra miliare» (Luca Zaia, presidente del consiglio regionale) e «ricorrenza storica» (Alberto Stefani, presidente della Regione) il referendum plebiscitario con cui il Veneto (a destra e a sinistra, va ricordato) chiedeva più autonomia dallo Stato centrale, dieci Comuni del Veneto Orientale più Meduna di Livenza, nel Trevigiano, sono stati «in pellegrinaggio» al consiglio regionale con sede a Trieste per passare al Friuli Venezia Giulia (mancava Caorle che è comunque della partita). A Venezia il presidente Stefani annunciava dieci borse di studio per celebrare il nono anniversario del famoso referendum, a Trieste i Comuni ribelli spiegavano come il loro passaggio in Friuli sarebbe, tecnicamente, un «affare», una scelta win-win. In comune, i due eventi di ieri hanno, forse, una premessa non esplicitata: l’Autonomia arriverà col contagocce e senza risorse «trattenute», insomma, quel referendum caduto in una domenica di pioggia di nove anni fa, è, appunto, una ricorrenza «storica»,

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