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«Mistero diesel»: perché i prezzi alle stelle se dal Golfo arriva più petrolio

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È un paradosso che sembra sfidare le leggi dell’economia. Dal Golfo Persico esce più petrolio di prima del conflitto, eppure i prezzi continuano a salire. Il gasolio è diventato uno dei simboli di questa crisi, con rincari che colpiscono i trasporti, l’agricoltura e l’industria, fino ad alimentare proteste in Italia. Per capire questa contraddizione bisogna guardare alla nuova geografia dell’energia. La guerra non ha soltanto interrotto le forniture. Ha cambiato le rotte, i costi di trasporto, le condizioni di sicurezza e gli equilibri fra i grandi esportatori. Soprattutto ha messo in luce una distinzione essenziale: il petrolio greggio non è la stessa cosa del gasolio. La disponibilità dell’uno non garantisce quella dell’altro.

La prima sorpresa arriva dallo Stretto di Hormuz. Secondo i dati della società specializzata Kpler, nella settimana conclusa il 18 ottobre le esportazioni petrolifere del Medio Oriente hanno superato i 24 milioni di barili al giorno, contro i 23,3 milioni precedenti alla guerra. Un risultato straordinario, considerando che l’Iran continua ad attaccare le petroliere e che gli Stati Uniti mantengono il blocco navale sulle esportazioni iraniane.

C’è una precisazione importante. I 24 milioni comprendono sia il traffico attraverso Hormuz sia le rotte alternative. I transiti nello

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