
di Massimo Franco
A destra le misure sembrano anche una mossa per togliere spazio a Vannacci, mentre dall’opposizione arrivano critiche
L’approvazione del settimo decreto Sicurezza da parte del governo ha candidato Roberto Vannacci al ruolo di vittima politica simbolica. La stretta decisa dopo gli incidenti a Milano e in altre grandi città, e corretta nei suoi aspetti anticostituzionali grazie alla consultazione col Quirinale, lo ha spiazzato. Non perché la maggioranza abbia scelto misure indulgenti. La scelta di continuare su una linea repressiva, per quanto contestata dalle opposizioni, toglie oggettivamente spazio al capo della destra estrema. Colpisce il modo in cui esponenti dell’esecutivo sottolineano l’invio di 500 soldati nel capoluogo lombardo in vista delle prossime manifestazioni di piazza. Indicano all’opinione pubblica e al proprio elettorato la scelta non solo come una reazione immediata, ma come soluzione dopo i vandalismi di domenica.
A prevalere è la parola d’ordine del vicepremier della Lega, Matteo Salvini, secondo il quale «niente resterà impunito»: un avvertimento rivolto anche alle famiglie dei minorenni che hanno commesso atti di puro teppismo. Non è casuale la coincidenza tra il giro di vite di Palazzo Chigi e le dichiarazioni di FdI che chiudono alla prospettiva di un’alleanza




