Nel terzo episodio de «I casi di Teresa Battaglia – Figlia della cenere» il disegno del killer si fa più netto: le vittime sono uomini violenti, rispettabili soltanto in superficie (Rai1). Teresa capisce che non sta inseguendo una sequenza di delitti, ma una vendetta che interroga le colpe taciute. Intanto l’ex marito Sebastiano torna a bussare alla sua porta, portando con sé accuse e minacce: il passato, per Teresa, non è mai davvero passato.
È da questa doppia indagine, quella criminale e quella privata, che la serie ricava la sua temperatura. Il caso procede fra corpi oltraggiati e piste che si aprono e si richiudono, ma il centro della scena resta lei: una commissaria il cui intuito non è infallibile e la cui memoria comincia a incrinarsi. L’Alzheimer la costringe a misurare ogni giorno il confine fra ciò che sa e ciò che rischia di perdere.
Elena Sofia Ricci affronta un ruolo insolito con una recitazione trattenuta, fatta di scarti: la durezza con cui interroga i sospetti, un’ironia che affiora di traverso, il disorientamento che per un istante le cambia lo sguardo. Non chiede indulgenza e non trasforma la malattia in una scorciatoia sentimentale.
La sua Teresa è insieme autorevole e vulnerabile,




