
di Redazione Esteri
Paul Nthenge Mackenzie convinceva i suoi adepti a lasciarsi morire di fame insieme ai figli nella foresta di Shakahola
Per mesi, nella foresta di Shakahola, qualcuno ha scavato fosse e poi le ha fatte sparire, spianando la terra e piantandoci sopra arbusti. Era Enos Amanya, il guardiano del campo, che a gennaio ha confessato e accettato di testimoniare. Lunedì, dopo un processo cominciato nel 2024, il tribunale di Mombasa ha giudicato colpevole di omicidio Paul Nthenge Mackenzie, il pastore che aveva convinto i suoi fedeli a morire di fame per salvarsi l’anima.
L’accusa gli contestava di aver ucciso 191 persone, tutti bambini tranne uno, la maggior parte sotto i dieci anni. Ma nella foresta, una zona remota nel sud-est del Kenya, nel 2023 le autorità avevano riesumato più di 400 corpi. Secondo i medici legali, molte di quelle persone erano morte di fame e su alcuni corpi c’erano segni di strangolamento.
La domanda che da tre anni si pone il Kenya è perché nessuno abbia fermato prima quest’uomo. Mackenzie era noto alla polizia. Nel 2017 era finito sotto processo per aver diffuso idee estremiste ed era stato assolto. Due anni dopo era




