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Scontri a Milano, le vetrine sfondate in corso Garibaldi

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Stavolta è per la «roba». La rabbia dei casseur alla milanese si scaglia contro le vetrine, più che contro la polizia (anche se lo «sbirro» resta un obiettivo privilegiato). A terra, quando ormai s’è fatto buio, il tappeto di sanpietrini dell’altro giorno è stato sostituito da cumuli di grucce. E i racconti eccitati tra ragazzi incappucciati non sono più sugli scontri, ma sulla «spesa» appena fatta. Corso Garibaldi, 19.30. «Oh, fra’, guarda quanti giubbini abbiamo preso. Saranno 400 euro». La merce viene rovesciata sul tavolino del dehors di un locale. L’altro risponde esibendo le sneakers che ha arraffato. La visione del bottino scatena il commento estasiato: «Oggi guardaroba gratis per tutti, caz…». In realtà era iniziato tutto già da ore, prima delle 17, con un fuggi fuggi di turisti, coppie impegnate nello shopping e famiglie a passeggio per una domenica in centro. Tutti a ripararsi, ancora una volta, dentro i locali e in metrò. Perché quasi duemila giovanissimi s’erano ritrovati in un’affollatissima via Torino. Sono maschi e femmine, in molti non arrivano a 14 anni (soglia di imputabilità). Con passamontagna, cappuccio, o a volto scoperto. Italiani, stranieri e di seconda generazione. Senza meta. Senza organizzazione, o leadership. Figurarsi una piattaforma

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