di Rita Maria Stanca
Il cortocircuito affonda le radici in un modello organizzativo strutturalmente difettoso: un ingranaggio in cui i carichi familiari e i percorsi di carriera si scontrano frontalmente, stritolando il potenziale professionale
L’Italia continua a considerare la partecipazione femminile al lavoro come una questione di welfare o di sensibilità sociale, ignorando quella che a tutti gli effetti è la più grave inefficienza industriale del sistema economico nazionale. I dati sono netti. Con un tasso di occupazione femminile fermo al 58%, a fronte di una media europea che vola al 71,3% secondo le rilevazioni Eurostat richiamate dal report Deloitte. Le aziende WEP in Italia, il nostro apparato produttivo sta disperdendo le risorse indispensabili per reggere la competizione globale.
I nodi irrisolti
«Dietro questo divario ci sono milioni di donne il cui talento non viene valorizzato – osserva Silvana Perfetti, chair di Deloitte central mediterranean -. Il ritardo italiano non è una fatalità: è il risultato di un sistema in cui lavoro retribuito, lavoro di cura, modelli organizzativi e progressione di carriera restano profondamente intrecciati. Per questo non bastano interventi isolati, ma servono trasformazioni sistemiche». Il cortocircuito affonda le radici in un modello organizzativo strutturalmente difettoso: un




