di Laura Magna
Gli attacchi che hanno coinvolto FBI, Revolut, Booking e anche big corp italiane nelle ultime settimane, dimostrano che la sicurezza informatica sia di fronte a un bivio. All’avvio del mese europeo della cybersecurity ne abbiamo parlato con Valerio Pastore, fondatore di CyberGrant: «Bisogna fare in modo che i documenti rubati non possano essere letti»
Ottobre è il mese europeo della cybersecurity, l’occasione per riportare al centro dell’attenzione la sicurezza digitale di cittadini, imprese e istituzioni. Ma mentre la campagna promossa dalla Commissione europea e dall’Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza (Enisa) richiama l’importanza della prevenzione, la cronaca restituisce un quadro sempre più difficile da governare: le violazioni si moltiplicano, le informazioni sottratte diventano più preziose e la compromissione di un singolo sistema può aprire la strada a interi archivi aziendali.
I casi che hanno coinvolto FBI, Revolut, Booking.com, Trenitalia ed Eataly, pur diversi per dinamica e portata, riportano alla stessa domanda: che cosa succede ai dati quando le difese informatiche non bastano più? E la risposta ci mette di fronte a quello che è un paradigma tutto nuovo. La sicurezza è stata tradizionalmente costruita soprattutto attorno alla capacità di impedire agli intrusi di entrare nelle




