di Marco Imarisio
Il cosmodromo post sovietico e i sogni marziani di Mr Tesla
Erano quelli che sognavano di portare Lenin sulla luna. Adesso i loro eredi potrebbero provarci con Trump. Su Marte, oppure verso l’infinito e oltre. Esiste un filo sottile che lega due uomini che non potrebbero essere più diversi come il reduce sovietico Vladimir Putin e il prodotto della Silicon Valley Elon Musk. Come se passato e futuro del mondo avessero un punto di contatto.
Tutto comincia a Kaluga, cittadina di provincia a sud-ovest di Mosca. Nel marzo 2007 Vladimir Putin visita la casa-museo di Konstantin Tsiolkovsky, l’inventore autodidatta che tra fine Ottocento e inizio Novecento aveva progettato i razzi destinati allo Spazio nei minimi dettagli. I pochi che ne hanno memoria lo definiscono come un maestro di scuola che divenne il padre spirituale di Yuri Gagarin, il primo uomo nello Spazio.
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Poco altro, e poche tracce delle sue teorie, che aprirono la strada per la folle avventura dei cosmisti-transumanisti russi, creatori di una specie di filosofia-religione che mirava a colonizzare lo Spazio, a farla breve un impasto di nazionalismo, gusto per l’occulto e New Age alla




