Quella del caffè in India è una storia che ebbe inizio intorno al 1600, quando, di ritorno dalla Mecca, un pellegrino di nome Baba Budan portò clandestinamente sette semi di caffè dallo Yemen all’India. Secondo la tradizione, li piantò sulle colline di Chikmagalur, nello stato del Karnataka, dando così avvio alla coltivazione del caffè nel Paese. Quella regione, oggi conosciuta anche con il nome di Bababudangiri, rimane ancora una delle aree maggiormente produttive del territorio indiano.
Il Monsooned Malabar, varietà di chicco di caffè indiana Dalla crisi della ruggine alla rinascita del caffè indiano
«La storia del caffè indiano unisce leggenda e capacità di adattamento», spiega Marco Bazzara, Quality Manager e Q Instructor dell’Academy di Bazzara. «È un’origine con una forte identità produttiva e culturale». Durante il XIX secolo, la coltivazione del caffè in India si espanse grazie all’influenza coloniale britannica, che favorì lo sviluppo delle piantagioni a fini commerciali. Alla fine dello stesso secolo, però, la produzione fu duramente colpita dalla ruggine del caffè, un fungo capace di attaccare le foglie delle piante e compromettere i raccolti.
Marco Bazzara, Quality Manager



