di Enrico Marro
Il governo dovrebbe approvare la legge di Bilancio entro il 20 ottobre. Ma restano numerose questioni da affrontare: dal taglio dell’Irpef alle pensioni, dal costo dell’energia agli extraprofitti
Mentre si avvicina la scadenza del 20 ottobre, data entro la quale il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare la legge di Bilancio con la manovra per il 2027, restano numerosi nodi da sciogliere, che nascono da due problemi: la scarsità di risorse a disposizione rispetto alle tante richieste dei partiti della maggioranza su diversi fronti; le trattative in corso con la Commissione europea per avere più margini di flessibilità sulla spesa.
Il nodo del taglio dell’Irpef
È in bilico quella che sembrava l’unica certezza della manovra di bilancio per il 2027: l’aumento da 50 mila a 60 mila euro del secondo scaglione dell’Irpef, quello con aliquota al 33%. Un taglio delle tasse indirizzato al «ceto medio», che consentirebbe risparmi da un minimo di 100 euro (reddito di 51 mila euro) a un massimo di mille l’anno (da 60 mila euro in su). Beneficiari diretti circa un milione di contribuenti nella fascia tra 50 e 60 mila euro, oggi sottoposti all’aliquota del 43%, ai quali si sommano altri




