
Se, negli ultimi cinquant’anni, la rete autostradale (Aiscat) è cresciuta del 32% mentre il traffico che la impegna è salito del 309%, è evidente che qualcosa non torna. I numeri dell’associazione delle concessionarie di autostrade e trafori fotografano una realtà complessa (e largamente inadeguata) che imporrebbe decisioni chiare e rapide.
Dal 1975 la rete autostradale italiana (almeno quella gestita dalle concessionarie iscritte all’Aiscat, 23 sulle 27 totali, tra cui Autostrade per l’Italia) è cresciuta del 32%, mentre il traffico veicolare che su quelle strade insiste è aumentato del 309%. Lo ha ricordato Alessandro Musmeci, responsabile area tecnica dell’associazione, al convegno “Gli Stati generali delle costruzioni stradali: il punto di svolta di un settore chiave”, durante la giornata inaugurale di Asphaltica 2026, la fiera di settore in corso dal 7 al 10 ottobre al padiglione 37 della Fiera di Bologna.
Una sproporzione, quella messa in luce da Musmeci, che rende particolarmente acuto il tema dell’adeguamento della rete ad alta velocità italiana, tra le più precoci al mondo (la Milano-Laghi risale all’inizio degli anni Venti del secolo scorso) e tra le più avanzate (l’Autostrada del Sole, che ha festeggiato i 60 anni due anni fa, colpì i contemporanei per l’arditezza e la




