
di Stefano Montefiori
Il politologo de «Il mago del Cremlino». Su Macron: «Il dissesto finanziario che lascia è una macchia»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI Quartiere latino, un caffè dietro al Panthéon. Qualche metro più in là i ragazzi gridano «Strangolati, non ascoltati!». Il cameriere si lamenta del freddo improvviso ma aggiunge «tanto, è la fine del mondo», buono spunto per cominciare la conversazione con Giuliano da Empoli: dopo il successo mondiale del Mago del Cremlino, il politologo italiano di casa a Parigi torna lo scrittore del momento in Francia grazie a Le fondateur (Gallimard), romanzo sulla fine del mondo per come l’abbiamo conosciuto, e sulla nuova realtà fatta di intelligenza artificiale e sorveglianza globale.
Il caos di Parigi ha un valore così epocale?
«Il sentimento apocalittico mi pare oggi straordinariamente presente nell’opinione pubblica occidentale, tutti hanno la sensazione di essere sulla soglia di qualcosa di inimmaginabile. C’è la convinzione vaga ma diffusa di essere arrivati a una svolta. Ogni Paese poi vive questa paura in modo diverso».
In Francia i ragazzi chiedono innanzitutto più aule e professori. Ma c’è anche l’ansia per il futuro, come si legge in tanti manifesti?
«Parlerei di tre livelli. Il primo è quello




