
di Fabrizio Roncone
Eccitazione e rabbia in Transatlantico. È già campagna elettorale
Scena difficile da inquadrare: mossa, confusa, un gran bla bla di sottofondo. La nuova legge elettorale è stata votata e approvata e, adesso, eccoli rovesciarsi tutti fuori dall’emiciclo come in un quadro di Picasso, questi parlamentari sono maschere indecifrabili con i loro sorrisi sghembi, i bronci beffardi, le parole filanti, l’eccitazione e la rabbia, il governo e il Campo largo, tutto dentro il Transatlantico, dove — mettendosi in un angolo e osservando la bolgia a distanza — l’unica cosa che si riesce a stabilire, con ragionevole certezza, è che la campagna elettorale appare, ufficialmente, cominciata.
Dettagli. Il ministro Tommaso Foti, alto e massiccio, la fronte imperlata di sudore, la lingua tra i denti, si lascia andare e molla due pacche sulle spalle di Giovanni Donzelli, che è mingherlino e barcolla, teme il peggio, si volta: «Ah, sei tu…». Giuseppe Conte — postura da candidato premier, voce di velluto, tutto in ghingheri — accompagnato verso l’uscita da una ventina di cronisti, come un divo. Elly? Dov’è Elly? Eccola laggiù, avanza sotto Tachipirina, tossisce, ma Angelo Bonelli sfida il contagio e s’avvicina: «Dovremmo subito…». Il meraviglioso ministro




