
di Aldo Grasso
La sua trasmissione «Patù – La passione delle idee» è un po’ un ibrido
«Patù – La passione delle idee» è il nuovo programma di approfondimento condotto da Roberto Inciocchi: alcune interessanti novità contaminate da difetti radicali (Rai2). Inciocchi porta in Rai un po’ di stile giornalistico Sky: essenzialità, ritmo, senza rinunciare all’autorevolezza.
Si parte con un servizio sulla strage degli ulivi nel Salento, impreziosito dall’intervista a Helen Mirren, si passa all’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023, alle manifestazioni studentesche ProPal, al caro carburanti, all’intelligenza artificiale, ai delitti della cronaca e si arriva a notte inoltrata, come se il tempo televisivo fosse una risorsa inesauribile.Forse Inciocchi ha aperto troppi cantieri per poterli seguire tutti con la dovuta attenzione.
Ma il difetto principale è un altro. Dopo ogni servizio, spesso interessante, arriva il piccolo talk in studio. Non è il caso di soffermarsi sui singoli ospiti, molti dei quali sono ormai arredamento fisso del palinsesto: il problema è strutturale. Se l’ambizione è davvero quella dell’approfondimento, che cosa c’entrano i talk show che, per loro natura, sono la negazione dell’approfondimento? Dove ci si aspetterebbe un esperto, compare l’opinionista; dove servirebbe analisi,




