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«Zelig 30» sembra il «Techetechete’» di Cologno Monzese

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di Aldo Grasso

Il presente della comicità si è ormai spostato altrove, e il solo marchio «Zelig» non basta più a trattenerlo

Trent’anni di comicità non sono pochi. Gli «storici» autori del programma, Gino & Michele e Giancarlo Bozzo, appartengono ormai al secolo scorso e sono figli di una grande intuizione di Silvio Berlusconi: l’esplosione della comicità nella tv commerciale, da «Drive In» a «Mai dire gol», fino a «Zelig». Una stagione sintetizzata da Roberto D’Agostino in una frase: «Al diavolo il concetto novecentesco di profondità, viva la superficie come massimo della profondità».

Oggi Michelle Hunziker e Ale e Franz riportano in scena alcuni dei protagonisti di allora: Raul Cremona, Nuzzo Di Biase, Maurizio Lastrico, Senso d’Oppio, Gigi Rock… Sembra il «Techetechete’» di Cologno Monzese. Il momento più imbarazzante è stato quando, dovendo scegliere uno dei momenti più esilaranti della storia del programma, Diego Abatantuono ha scelto sé stesso. «Zelig» nasceva dall’idea di essere un grande contenitore della comicità italiana. Il comico arrivava, aveva il suo personaggio, il suo tormentone, qualche minuto a disposizione e la scorta di Claudio Bisio. Era una passerella, ma anche una certificazione: la tv stabiliva che quello era un comico e lo

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