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Legge elettorale, dalle Camere alla Consulta fra tatticismi trasversali

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di Massimo Franco

La maggioranza dà per scontato il «sì», esorcizzando la possibilità che i franchi tiratori affossino la riforma e il governo

L’incognita sulle elezioni tende già a spostarsi dal Parlamento alla Corte costituzionale: come se il voto di domani fosse già mentalmente archiviato senza la possibilità di sorprese traumatiche per la riforma voluta da Palazzo Chigi. La maggioranza dà per scontato il «sì», esorcizzando la possibilità che i franchi tiratori affossino la riforma e il governo. Probabilmente andrà così, sebbene qualche timore residuo rimanga. Altrimenti, non sarebbe stata chiesta la fiducia. Ma subito dopo, il tema sarà quello dei ricorsi alla Consulta per i sospetti di incostituzionalità.

Per le opposizioni, in realtà, non si tratta di sospetti ma di certezze. Per questo già preparano un’offensiva contro il nuovo sistema, e una pioggia di appelli alla Corte costituzionale. L’aspetto intrigante, però, è anche un altro. Nella coalizione meloniana, gli alleati insistono che sarebbe «ragionevole» aspettare il responso dei giudici prima di andare a votare. Significherebbe prolungare il più possibile la legislatura, come continuano a dire FI e Lega, nella speranza di puntellarsi col tempo e di vedere ridimensionata l’estrema destra di Roberto Vannacci.

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