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Pensioni, perché è sbagliato aumentare quelle minime: così ci sarà sempre meno futuro (e previdenza) per i giovani

di Alberto Brambilla*

Perché lavorare se a 67 anni lo Stato offre una rendita pari a quella che si matura con un reddito da 25 mila euro? Alzando a mille euro al mese l’assegno per chi ha contribuito poco o nulla si rende insostenibile il sistema

È tornata alla ribalta la proposta di aumento delle pensioni minime; chi chiede 800 euro al mese e chi ne chiede addirittura 1.000. Una proposta che Silvio Berlusconi fece oltre 16 anni fa quando il rapporto debito pubblico/Pil era intorno al 104% (oggi faremmo la firma per questo rapporto), non c’erano né l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia né il 7 ottobre in Israele e neppure Hormuz e Bab El Mandeb. Era un altro mondo che pensava che la crisi Lehman Brothers fosse superabile e che i mercati si sarebbero presto ripresi. Oggi invece, per migliorare lo sviluppo e il Pil serve molta meno assistenza e più incentivi per l’industria, produzione, energia e contratti (leggasi retribuzioni più robuste) per cui la proposta appare fuori tempo e oltretutto minerebbe alla radice il sistema previdenziale italiano alla faccia dei giovani che con queste proposte davvero la pensione non ce l’avranno mai.

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