
di Paolo Mereghetti
A Pordenone una selezione di sei film del cinema tedesco degli anni 1919-1920. Quando, per un breve arco di tempo, la censura di Stato venne abolita
La Repubblica di Weimar regalò ai cittadini tedeschi una cosa che, ai tempi, nessun altro governo europeo o americano aveva concesso: l’eliminazione totale della censura.
Alla sua creazione, nel novembre 1918, la Repubblica abolì ogni forma di controllo preventivo sulla produzione culturale. E il cinema ne approfittò abbondantemente come testimonia in questi giorni il Festival del Cinema Muto di Pordenone, che presenta la prima parte di una eccezionale rassegna di film (la seconda parte è prevista per l’edizione dell’anno venturo).
Perché eccezionale? Perché temi fino ad allora ritenuti tabù arrivarono finalmente sullo schermo e si confrontarono con un pubblico che trovava al cinema una «inedita concezione della sessualità che andava ben oltre la famiglia eterosessuale», come scrivono i due curatori della rassegna, Michael Cowan e Anton Kaes.
Per esempio lasciando alla protagonista di La vendetta di Hedda (1919, di Jaap Speyer) il compito di denunciare gli uomini che si approfittano delle donne con la promessa di matrimonio e poi le abbandonano incinte.
Una situazione molto diffusa,




