
di Tommaso Labate
Dopo il video di Meloni a Rotondi, le manovre per allargare il centrodestra
«Quando si presenta al voto, la nostra piccola Dc prende tra lo 0,5 e l’1 per cento. A me sembra sempre pochino, ma stavolta è un pochino che cambia la vita», sussurra il neodemocristiano Gianfranco Rotondi, reduce dal convegno di Saint-Vincent in cui ha ricevuto il videomessaggio di Giorgia Meloni sul centro come «cultura che caratterizza l’azione di governo».
Millecinquecento chilometri più giù, a Taormina, c’è il sindaco Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord: «Il nostro 1,5 per cento fa gola a tutti. E visto che il Campo largo mi sembra un campo santo, presto ci saranno importanti novità…».
Sondaggi alla mano, sono come Fabio Grosso davanti al dischetto dei rigori del 2006: gli onestissimi terzini che possono decidere un Mondiale, consegnando alle coalizioni quello zero-virgola che può valere il premio di maggioranza della futura legge elettorale e quindi la vittoria piena. Sono i centristi. Di quelli agganciati al treno Schlein-Conte si parla sempre. Ora spuntano quelli dell’altra parte, perché la presidente del Consiglio ha imposto ai suoi la fermata del bus che fa salire tutti a bordo.




