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La pressione fiscale sale al 43,5%, Istat: cala il potere d’acquisto delle famiglie, Pil +0,2%

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Nel secondo trimestre del 2026 il prelievo aumenta di mezzo punto rispetto a un anno prima. I redditi crescono meno della spesa per consumi e la propensione al risparmio scende al 6,7%. Scontro tra maggioranza e opposizioni

L’economia italiana cresce, ma nei bilanci delle famiglie lo spazio si restringe. I dati pubblicati dall’Istat il 5 ottobre restituiscono questa doppia fotografia del secondo trimestre del 2026: il Pil avanza dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1% su base annua, confermando le stime di settembre, mentre il potere d’acquisto delle famiglie diminuisce dello 0,9%. La pressione fiscale raggiunge il 43,5%, mezzo punto percentuale sopra il livello dello stesso periodo del 2025.

Redditi, consumi e risparmio

Il reddito disponibile aumenta dello 0,4%, ma la spesa per consumi cresce dell’1,7%: la distanza tra le due variazioni riduce la quota di reddito risparmiata, che scende al 6,7%, con una flessione di 1,2 punti sul trimestre precedente. L’aumento dei prezzi, misurato dal deflatore dei consumi, assorbe il modesto progresso del reddito nominale e ne determina la perdita in termini reali. Spendere di più, dunque, non equivale a poter comprare di più.

I servizi sostengono la crescita

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