
Diciannove anni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco si trova davanti a due percorsi giudiziari che potrebbero arrivare a incrociarsi. Da una parte, la Procura di Pavia ha nuovamente concluso le indagini su Andrea Sempio, l’amico del fratello della vittima accusato di omicidio aggravato. Dall’altra, la difesa di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione, sta valutando gli elementi sui quali costruire una possibile richiesta di revisione della sentenza.
La settimana appena trascorsa ha prodotto una quantità considerevole di novità, ma soprattutto ha riportato l’attenzione su questioni che sembravano appartenere definitivamente al passato: un’impronta sul muro delle scale, una scarpa con la suola a pallini, le analisi genetiche effettuate sui pedali di una bicicletta e il tempo trascorso tra l’aggressione e la morte di Chiara.
Al centro di tutto ci sono le consulenze scientifiche depositate con la seconda chiusura delle indagini, annunciata lunedì 28 settembre. Accertamenti che, secondo i magistrati pavesi, rafforzano l’impianto accusatorio nei confronti di Sempio, ma che contemporaneamente hanno fatto emergere interrogativi sulle modalità con cui furono condotte e documentate alcune analisi nel 2007.
Le conclusioni non sono però condivise dalle diverse parti coinvolte. La difesa di Sempio contesta l’interpretazione delle




