Che Beatrice Laus — nata nelle Filippine nel 2000 e trapiantata a Londra all’età di tre anni — non si aspettasse di diventare famosa è evidente già dal suo nome d’arte scioglilingua: Beabadoobee. «Ormai me lo devo tenere: se avessi pensato alla carriera non lo avrei mai scelto» scherza lei. «Era un modo per dire “Chiamatemi un po’ come volete, basta che ascoltiate le mie canzoni”».
Comincia a scriverle da ragazzina, incoraggiata dal suo gruppo di amici («Ancora oggi sono gli stessi»), e a 17 anni viene notata anni grazie ad alcuni brani caricati online (ma oggi non ha più i social, «Ero persa in un costante rumore di fondo, disconnettermi mi ha regalato tempo e spazio»). È una delle cantautrici più amate dalla Gen-Z: l’attitudine ricorda il grunge e il punk, e per gli adolescenti è facile riconoscersi nei suoi testi vulnerabili e intimisti.
«Ci ho messo molto a imparare a esprimermi: in amore, in amicizia, in famiglia — riflette —. Ma se mi dai una chitarra, all’improvviso tutti i pezzi del puzzle vanno al loro posto». La sua schiettezza ha conquistato anche colleghe superstar come Taylor Swift e Olivia Rodrigo, che l’hanno voluta per aprire i loro concerti.




