
Sono due dei talenti su cui club e allenatore hanno deciso di puntare in estate. Ma stanno vivendo situazioni opposte, per diversi motivi
L’impalcatura teorica è ineccepibile: “La mia preoccupazione principale è creare più occasioni per tutti. Per Pulisic, per Camarda, per Cisse. È un lavoro di squadra, non faccio differenze tra i giocatori, non importa l’età o il minutaggio”, ha raccontato nelle ultime ore Ruben Amorim. Poi, però, c’è lo sviluppo pratico. E l’ineccepibilità si trasforma da autostrada a quattro corsie a strada di montagna: salite, curve, velocità ridotta. Perché la democrazia del minutaggio è un obiettivo nobile, ma spesso mal si accompagna a un club chiamato obbligatoriamente al risultato come il Milan. Chi allena a Milanello è anche un equilibrista: deve portare punti, creare qualità, valorizzare i giovani. Possibilmente, tutto insieme.
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Dopo di che, ogni stagione fa storia a sé e i percorsi si rivelano inevitabilmente diversi. Soprattutto per i giocatori più acerbi. Spicca per esempio la parabola piuttosto differente che fino a questo momento sta caratterizzando il cammino di Cisse e Camarda. Entrambi ragazzi di talento, col futuro assicurato. Ma uno in rampa di lancio, l’altro dietro le quinte. Uno regala i tre punti all’Italia




