di Leonard Berberi
Dopo l’attacco a bordo del volo Flydubai, Israele ed Europa occidentale alzano la soglia d’attenzione. L’esperto: individuare un estremista «silenzioso» è quasi impossibile
La presunta radicalizzazione del primo ufficiale del volo Flydubai spinge le autorità aeronautiche d’Israele e di diversi Paesi dell’Europa occidentale ad alzare la soglia d’attenzione nei confronti delle compagnie aeree del Golfo Persico. Da alcune ore si sta cercando di capire meglio la natura delle procedure non soltanto di assunzione dei piloti da parte dei vettori dell’area, ma anche chi, come, cosa e quanto controlla le persone che hanno accesso alla cabina degli aerei di linea. È quanto apprende il Corriere da due fonti occidentali a conoscenza delle discussioni.
Quanto accaduto il 30 settembre a bordo del Boeing 737 Max della low cost emiratina riporta l’attenzione sui sistemi di «background check» delle compagnie del Golfo. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, giovedì, ha affermato che il primo ufficiale omanita che ha accoltellato il pilota e ha provato a far schiantare l’aereo «ha subìto un indottrinamento radicale islamista». Funzionari di Gerusalemme hanno poi aggiunto che «gli account social del copilota mostrano chiaramente che si era radicalizzato nell’ideologia jihadista: parla apertamente di uccidere ebrei».




