
In questi mesi si parla molto di come difendere l’industria automobilistica europea, tra dazi, incentivi e scadenze normative. Mi chiedo però se in quella difesa dovrebbe rientrare anche il presidio dei luoghi dove le auto si possono vedere, toccare, confrontare e magari guidare.
Un salone, una manifestazione locale, un concessionario. Luoghi tradizionali dove un marchio automobilistico sconosciuto può cominciare a diventare familiare a chi le auto le deve scegliere.
E me lo chiedo perché per decenni, nel mondo dell’auto, la notorietà di un marchio è stata considerata un patrimonio indiscutibile. La si costruiva nel tempo e la si poteva capitalizzare vita natural durante, o quasi.
Oggi, in un mercato inondato di nuovi marchi e modelli, la notorietà non si può più dare per scontata. Anche per una semplice questione matematica: negli ultimi quattro anni, le marche ufficialmente presenti in Italia sono passate da 67 a 86 (+28,4%) e i modelli a listino da 381 a 515 (+35,2%), secondo l’Osservatorio Quattroruote Professional. Per chi deve comprare un’auto è una scelta enorme. E in un panorama così ampio si finisce per considerare soprattutto quello che si è visto, toccato. E magari provato.
«Mi si nota di più se vengo e me ne




