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Garlasco, tutte le stranezze che riguardano il Dna sui pedali della bici di Stasi

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Le testimonianze di Garlasco sul materiale genetico di Chiara Poggi trovato sul pedale della bici di Stasi: un risultato positivo, due negativi e molti silenzi

Era il 19 settembre 2007. Poco più di un mese dopo l’omicidio di Chiara Poggi. Il capitano Alberto Marino, all’epoca in servizio al Ris di Parma, percorreva un corridoio con un’espressione diversa dal solito. Marco Pizzamiglio, suo superiore diretto e vice del generale Luciano Garofano, lo ricorderà come un uomo «molto riservato». Quel giorno, però, appariva visibilmente soddisfatto. «Era contento per un esito», racconterà poi Pizzamiglio. «Quello dei pedali: avevano trovato il sangue nella fessura verticale dei pedali».

Il campione in questione era catalogato con la sigla «bu_p». Proveniva dal pedale della bici di Alberto Stasi. E avrebbe restituito, secondo quella prima analisi, il profilo genetico di Chiara, la sua fidanzata.

Davanti al procuratore aggiunto Stefano Civardi, Marino spiega di aver condotto personalmente tutti gli accertamenti. Ma quando il pm gli chiede se ricordi quel profilo genetico, definito «bellissimo» (nel senso di chiaro e leggibile), la risposta è secca: «Non ce l’ho».

Eppure, qualcosa affiora alla memoria. Marino riferisce infatti che, da quando arrivò quell’esito, «non ci sono state più giorni e notti». E

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